La recensione
Pizzeria Ciro Cascella 3.0: L’impasto a nuvola e il flop della Black Angus
Ho sempre pensato che solo io posso dire se una cosa è buona. Anche se tutti ne parlano bene, il verdetto finale è il mio.
Se una nuvola si potesse mangiare, sarebbe sicuramente come questa pizza. Tutto inizia con un po’ di scetticismo, poi subentra la mia testardaggine: eh, se non la provo non posso dirti se è buona. Così sono andato da Ciro Cascella 3.0 e, prima di scrivere questa recensione, l’ho mangiata più di qualche volta.
Prima di tutto, voglio fare un plauso clamoroso all’impasto. È soffice, ma soffice veramente e, soprattutto, cotto a dovere. Diciamo che capita spesso di mangiare una pizza napoletana altrove e, arrivati al cornicione, il morso si impasta in bocca come fosse crudo. Qui invece è il contrario: non impasta, non smolla troppo, è perfetto.
La prima volta: L’innamoramento
L’asporto dalla Pizzeria Ciro Cascella 3.0.. Il tempo di andare a prenderla e tornare, e la pizza si era leggermente freddata. Ma considerando che la mia pizza di fiducia è rossa (quando esce dal forno faccio aggiungere bufala, prosciutto crudo e basilico), andava bene anche così. Il mio voto di allora era 9.
La seconda volta: Le prime crepe
Ho ripreso la stessa pizza, ma questa volta servita direttamente dal forno al piatto. Avevo il tavolo al centro: forse una posizione leggermente brutta, ma bella allo stesso tempo perché il pizzaiolo era letteralmente alla mia sinistra, eravamo distanziati solo dal bancone. Lì devo dire che la pizza era buona. Ho preso anche una montanarina di spezzatino, ma la carne era particolarmente stoppacciosa e il sugo non molto saporito. Diciamo che difficilmente la riprenderò. Quella sera ho notato la prima vera pecca: il prosciutto tagliato troppo spesso. Ad ogni morso, tutto il prosciutto veniva via trascinandosi mezza fetta. È un problema facilmente risolvibile: basta tagliarlo molto fine così che si possa spezzare con i denti, senza dover usare le dita ad ogni morso per rimetterlo a posto.
La terza volta: La delusione e la rinascita
Mi sono lasciato trasportare dal menu vasto e ho provato la Cacio e Pepe, che questa volta non mi ha soddisfatto. Era molto “formaggiosa” (e ci può stare), ma con veramente poco pepe. La pancetta era poca, tagliata non troppo fine e, ancora una volta, ad ogni morso veniva via tutta. Alla fine mi sono arreso e l’ho tagliata con il coltello, per evitare di smontarla completamente.
Per fortuna, ad alzare il livello ci ha pensato la seconda montanarina. Questa volta non ho preso lo spezzatino, ma il ragù napoletano (che a differenza del ragù normale, tipo quello laziale macinato, è fatto con carne sfilacciata). Devo dire che era decisamente spettacolare: il sugo saporito, il parmigiano sopra e il basilico a chiudere il tutto, servito su una nuvola paffutella e soffice. Veramente buona, questa la riprenderei a occhi chiusi.
Il disastro: La Black Angus 3.0
Poi il mio amico ha preso la Black Angus 3.0 e lì ho avuto molto da ridire. Il problema principale era lo squilibrio degli ingredienti: il mix di gusto era confusionario, poco chiaro. Il pesto predominava su ogni cosa, i pomodori in secondo piano, subito dopo la burrata e, infine, quasi inesistente, la black angus.
La pizza è composta da: stracciata di bufala campana DOP, pesto di basilico “fresco dell’orto” (che in realtà era la cosa più commerciale che io abbia mai visto), pomodorini gialli del piennolo, carpaccio di black angus affumicato, olio EVO e basilico fresco “dell’orto”. È interessante l’uso delle parole fresco, dell’orto, affumicato per enfatizzare la genuinità dei prodotti (anche se ho i miei dubbi), ma sorvoliamo. Il punto è l’equilibrio.
Si presenta tagliata in quattro. Base croccante e classico stile napoletano verso i bordi. Al primo morso… un’esplosione di pesto che spazza via ogni cosa. Praticamente avevo in bocca mezzo mazzo di basilico, così predominante da cancellare tutto il resto. Io adoro il basilico, è la mia cosa preferita nella vita, ma in una pizza come questa l’equilibrio è fondamentale! La burrata era abbondante e molto buona; i pomodorini perfetti, forse leggermente troppi ma niente di cosi imperdonabile. E poi lei… la Black Angus: invisibile! C’era o non c’era, non cambiava niente. Credo fosse troppa poca e ogni altro ingrediente lì dentro la eclissava. Troppi problemi per riprenderla, anche se la curiosità, si sa, è una brutta bestia.
La seconda cosa ad avermi deluso è stato un problema con un ingrediente o con qualcosa nell’impasto. Alla fine della cena, la pizza mi ha lasciato un retrogusto tremendo. Non riuscivo a identificarlo: non era del tutto acido, ma aveva una nota acidella. Non saprei dargli un nome esatto, so solo che era sbagliato. Una sensazione che, la seconda volta che ero andato alla Pizzeria Ciro Cascella 3.0, non avevo minimamente riscontrato.
Scopri il loro menù QUI.
Leggi anche I guinceri.
Lascito pizzeria
La norma
Giudizio complessivo
Autentica, Persistente

Ramen Bar Akira: Cercavo il paradiso…
Ramen Bar Akira: Cercavo il paradiso…

Into the Heat
Into the Heat

Framework