Recensione
Ramen Bar Akira: Cercavo il paradiso… e l’ho trovato, ma a sprazzi.
Se il paradiso si potesse mangiare, probabilmente si nasconderebbe in un posto come il Ramen Bar Akira. Così voglio iniziare questa recensione, anche se la perfezione, si sa, è fatta di alti e bassi.
Ero in macchina, direzione Ostiense. Chi era con me mi ha guardato e mi ha chiesto: “Quali sono le tue aspettative?”. “Aspettative?” ho risposto, quasi sottovoce, con un tono a metà tra la curiosità e la rassegnazione. Non mi piace crearmi aspettative. Te l’avevo detto: le aspettative deludono.
Arriviamo. Un ambiente caldo e confortante si prospetta oltre il vetro. C’è un tavolo posizionato proprio sul marciapiede, e cazzo, per un attimo ho pensato di essere a New York. Poi… ah no, siamo a Roma, per la precisione a Ostiense, tra anime notturne e passanti, haha.
Ho una passione per il ramen che mi porto dietro da bambino. Guardavo moltissimi programmi di cucina e, non ricordo dove o quando, vidi che sostanzialmente il ramen non era niente di più che un brodo con degli spaghetti. Allora mi preparavo anche io il mio “brodo con gli spaghetti”. Avrò avuto 8 anni (era il massimo che mi concedessero ai fornelli) e mi immaginavo di mangiare questo piatto fatto da un vero chef giapponese. A distanza di quasi vent’anni, eccomi qui al Ramen Bar Akira. Per caso. A mangiare quel sogno. Perché sì, i sogni possono anche essere mangiati.
Non ho badato a regole o a spese. Ho preso tutto quello che mi ispirava provare per la prima volta. La mia filosofia è stata: prendo tutto adesso, casomai non dovessi tornare. Ed ecco com’è andata:
Un Bao con del manzo
Bao non soffice, carne decisamente stoppacciosa e con una peculiarità. Al primo assaggio sento una consistenza morbida e penso: “Oh, ma c’è una salsa dentro!”. Allerta spoiler: apro il bao ed era solo un blocco di grasso. Nel complesso non un gran piatto, potevano fare decisamente meglio. La prima cosa che ho pensato è che un maiale o un manzo glassato sarebbero stati la perfezione. Non lo riprenderei.
Ravioli di carne
Consistenza semi-croccante fuori, interno molto cremoso. È stata una sensazione strana approcciarmi all’interno di questo raviolo: la consistenza era quella di una carne passata al frullatore, con un po’ troppo liquido. Non oserei dire cattivi, solo “caratteristici”. Forse li riprenderei.
Il Re: Il Ramen piccante di Ramen bar Akira
Ragazzi, da dove partiamo… Dalla cosa più nuova che io abbia mai mangiato: l’alga nori. Carina, divertente, con questo retrogusto “cetrioloso” che dà freschezza (peccato ce ne fosse un solo foglietto). Il ragù piccante: cazzo, erano 5 pezzetti contati, ma il sapore lì dentro sembrava quello di un esercito. Spettacolare, donava al piatto un gusto indimenticabile. La fettina di manzo: pure qua la carne era stoppacciosa, tremenda, cotta troppo e da troppo tempo. Non una grande mossa. Il brodo e i noodles: ero abbastanza complessato. L’idea di mangiarmi i noodles e poi bere il brodo col cucchiaio non mi faceva impazzire. L’ho fatto, sì, assaggiandolo prima e lasciandomelo alla fine come ricordo di questa incredibile prima volta. Visto che ne era avanzato molto, ho chiesto dell’altra pasta (il famoso refill). E lì ho capito una cosa: non fatelo mai più.
Vi spiego la strada giusta: quando ti portano il piatto, nel tempo in cui mangi e chiacchieri, il brodo si infiltra perfettamente nei noodles. Così ogni boccone è un passetto verso il paradiso. Ma col refill, ti portano pasta scondita e insapore. Quando la butti nel brodo, i gusti non si amalgamano più. Senti da una parte il brodo pazzesco e dall’altra i noodles che sanno di acqua. La strategia esatta è ordinare tutto doppio all’inizio, per lasciare che la magia avvenga nel piatto, senza rimpinzarsi dopo rovinando l’esperienza.
Se il Ramen è il Re, i Ravioli di mele sono la Regina
Non ho avuto parole dopo aver mangiato questi ravioli. Croccanti esternamente e super teneri, cremosi, gustosi all’interno. Il piatto migliore che abbia mangiato qui dentro. Un piatto che mi ha lasciato senza fiato, col miele sopra a creare un contrasto caldo-freddo perfetto. Piatto indimenticabile.
Bao al cioccolato fondente
Qui l’impasto era “sofficioso”. Al primo morso, un’esplosione di cioccolato infinito. Conosciamo tutti bene l’accoppiata pane e cioccolato: è una di quelle cose che ti scaldano il cuore, che ti riportano a momenti nostalgici. Ma qui la storia non è esattamente come ce la ricordavamo. Il bao non è pane tradizionale, quindi manca quella punta di sale, quella sapidità che fa da contrasto perfetto al cioccolato. Il bao al vapore è neutro: non è salato, non è dolce, è niente. Non mi è dispiaciuto, perché in fondo unisce due cose di cui vado pazzo (i bao e il cioccolato), ma non lo riprenderei.
Vi lascio il menù di Ramen bar Akira qui.
Perchè i guinceri sono quel posto che vorrebbe essere ma che non è qui.
Lascito del ristorante
L’olimpo
Giudizio complessivo
Autentica, idelebile

I guinceri

Recensione pizzeria Ciro Cascella 3.0
